Verdi-Kondogbia: quando basta un minuto per cambiare una giornata

E’ la legge fondamentale dello sport e non solo: ad ogni vincitore corrisponde un vinto.

Ieri, a San Siro, si è giocata Inter-Bologna, una gara che per molti doveva essere in totale discesa per i nerazzurri capaci solo una settimana prima di battere la Juventus in maniera convincente e, invece, si è trasformata in una lunghissima e affannata rincorsa di settantasei minuti per recuperare, e ribaltare, lo svantaggio causato al minuto quattordici dal gol dell’ex di Mattia Destro.

Minuto quattordici che ha rappresentato molto più di un gol nell’economia della partita, delle squadre, dei giocatori e, nello specifico, di Simone Verdi e Geoffrey Kondogbia.

Tutto ha inizio da un pallone apparentemente semplice passato da un compagno al francese dell’Inter, il quale azzarda una giocata di troppo, scatenando il pressing del Bologna che sfocia nella conquista del pallone da parte dei rossoblù per poi finire in una super azione di Simone che, dopo aver saltato in maniera incantevole due uomini, serve l’assist per Mattia Destro: uno a zero per gli ospiti.

Il Meazza mugugna, volano insulti per Kondogbia, giocatore pagato quasi quaranta milioni di euro (per intenderci più o meno la stessa cifra pagata dalla Juventus per Dybala nella stessa sessione di mercato) e il giocatore ne risente. Il suo incubo ha inizio.

Dall’altra parte Simone, giocatore costato al Bologna un milione e mezzo di euro nell’ultima sessione di mercato, continua il suo sogno: ha incantato la Serie A in questo avvio di campionato, ha segnato tre gol di pregevolissima fattura e si è ritrovato ad essere il protagonista di una partita che doveva avere altri attori principali, su tutti Gabigol.

La cavalcata del giovane rossoblù induce De Boer a decidere di non perdonare il francese che viene sostituito pochi minuti più tardi (sotto autentiche bordate di fischi) da Gnokouri, prospetto giovane e interessante arrivato dal vivaio nerazzurro.

Kondogbia non la prende affatto bene: il francese punta deciso gli spogliatoi a testa bassa lanciando a terra i nastri che aveva ai polsi e non incrociando mai lo sguardo del mister nerazzurro.

D’altronde lui aveva trovato spazio nell’undici titolare presumibilmente grazie all’infortunio che aveva estromesso Joao Mario dai convocati della partita, e non aveva mai avuto molte occasioni di mettersi in mostra all’interno di questa squadra. Chissà se, e quanto, la scelta di toglierlo dal campo in questo modo avrà ripercussioni nell’equilibrio dello spogliatoio nerazzurro.

Come se non bastasse, l’olandese a fine partita rincarerà la dose affermando che il giocatore commette sempre gli stessi errori e non ascolta gli insegnamenti per migliorare.

Comincia così la lunga e vana rincorsa nerazzurra alla vittoria, che passerà attraverso lo splendido pareggio di Perisic su assist di Candreva senza però trovare il gol vittoria nonostante l’ingresso di quello che per tutti sarebbe dovuto essere il protagonista principale della giornata, Gabigol.

E così il ruolo principale si ritrovava a ricoprirlo Simone, italiano classe 1992 di Broni (provincia di Pavia), dispensando ottime giocate e seminando il panico più volte nella retroguardia nerazzurra.

Verdi rappresenta in questo momento una delle più belle sorprese in questa Serie A e chissà se si aspettava di vivere un momento come quello attuale dopo le stagioni non troppo fortunate vissute tra Milan, Eibar, Empoli, Torino e Carpi.

Quel che è certo è che ormai ha attirato le attenzioni degli osservatori, che ne seguono attentamente i progressi sotto la mano di Donadoni, l’allenatore che sembra averlo finalmente capito in tutto e per tutto.

E che cercherà di trasformarlo in un incubo anche per il prossimo avversario.

Andrea Petrarulo

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