La crisi profonda dell’Inter: cosa succede ai nerazzurri?

crisi inter

9 Dicembre 2017: Juventus-Inter 0-0.

L’Inter manteneva l’imbattibilità in campionato all’Allianz Stadium di Torino, dopo essere già uscita indenne dal San Paolo di Napoli e addirittura vittoriosa dall’Olimpico di Roma contro i giallorossi nelle trasferte pericolose che aveva affrontato precedentemente in campionato.

Si parlava di “fogne chiuse”, Inter imbattibile, difesa imperforabile, Spalletti come Mourinho e, ovviamente, di Scudetto.

Già, perchè i tifosi ci credevano veramente e la squadra glielo permetteva, giustamente, di fare.

Non sono ancora passati due mesi interi da quel giorno che lo scenario è completamente cambiato. L’Inter non segna più come prima e subisce decisamente in misura maggiore, ma soprattutto non riesce più a vincere.

Si parlava di calendario favorevole contro Crotone e Spal per ricominciare a inanellare punti importanti per rimanere in posizione di vantaggio sul quarto posto disponibile per la Champions League, ma alla fine sono arrivati solamente due punti.

Una crisi che, forse, nasce da parole non troppe opportune spese dall’allenatore in seguito al risultato di Torino.

Non più tardi di qualche giorno dopo quella partita, infatti, Luciano Spalletti cominciò a parlare di mercato, commettendo (secondo il mio parere) l’errore di non riconoscere in toto il merito di ciò che stavano facendo i suoi giocatori durante la prima parte di campionato.

La Società, assecondando le richieste dell’allenatore, si tuffava sul mercato alla ricerca di diversi profili da inserire immediatamente nella rosa titolare, togliendo certezze di formazione e, forse, distraendo la squadra in vista degli impegni di campionato.

Per non farsi mancare nulla, l’ambiente è stato inoltre scosso da un post di Mauro Icardi, nel quale si lasciava intendere un suo addio (ipotesi ribadita dal CT dell’Argentina Sampaoli) in direzione Real Madrid.

Adesso l’Inter si trova in quarta posizione, a ben quindici punti di distacco dal Napoli capolista, ma col mercato alle spalle e con la consapevolezza che l’obiettivo Champions è troppo importante per rilanciare la Società a livello internazionale.

Con Lazio e Roma si trova invischiata in una lotta non facile, che attualmente vede favorite le squadre capitoline per la continuità di rendimento nell’ultimo periodo.

Spalletti avrà il suo da fare per rimettere le cose al proprio posto e regalare ai tifosi dell’Inter quella qualificazione in Champions League che i tifosi aspettano da ormai troppo tempo.

Andrea Petrarulo

 

La crisi profonda dell’Inter: cosa succede ai nerazzurri?

Juventus e Napoli: fuga per il successo.

juve-napoli

Che fosse un campionato combattuto lo pensavamo in tanti all’inizio.

Che si trattasse di un’incredibile rincorsa al tricolore con medie punti spaventose, forse, qualcuno meno.

Juventus e Napoli si sono rivelate. Sono loro due le pretendenti allo scudetto.

Filosofie di gioco opposte, stili differenti di affrontare le partite e occupare le zone di campo. Una sola cosa in comune, per ora: le vittorie.

Tante, tantissime, forse pure troppe da far pensare che la Serie A sia un campionato mediocre per queste due squadre. Eppure, magari, se l’una non vincesse così tanto nemmeno l’altra reagirebbe sempre con i soliti tre punti.

Un duello come non si vedeva da tempo, come forse non si era mai visto, ma che appassiona e lascia sognare milioni di tifosi in Italia e all’estero, che si chiedono se veramente queste due squadre saranno capaci di mantenere medie da quasi cento punti in classifica.

Eppure Juventus e Napoli alcune differenze le hanno: i bianconeri sono molto più attrezzati nell’ampiezza della rosa e nella mentalità vincente che permette loro da diversi anni di attuare un’autentica tirannia in Italia, i partenopei invece, sfidano il gigante alla ricerca disperata di quel successo che manca ormai da troppi anni, talmente convinti del loro obiettivo da lasciar perdere le altre competizioni per mantenere focalizzata l’attenzione sul tricolore.

Un duello che sembra ormai diventato una guerra di nervi, una gara psicologica a chi resisterà più a lungo al ritmo imposto dall’avversario. Un ritmo talmente importante da aver creato il solco già a gennaio con le altre forze del nostro campionato.

Sarà una battaglia lunga e (speriamo) bella, uno di quei confronti che mancavano da talmente tanto tempo in Italia che non vorremmo sapere subito il finale, ma di cui preferiremmo goderci il più possibile ogni singolo episodio.

Andrea Petrarulo

Juventus e Napoli: fuga per il successo.

La Serie A sta consacrando un nuovo fenomeno: Sergej Milinkovic Savic

milinkovic

27 Febbraio 1995. E’ questo il dato principale che sta scatenando l’interesse dei top club europei per il gioiello della Lazio Milinkovic Savic.

Già, perchè ci si stupisce quando si pensa a cosa sta combinando il gigante serbo della Lazio in Serie A a soli 22 anni compiuti.

Classe, fisico, potenza, colpo di testa, tiro e resistenza. Al centrocampista di Simone Inzaghi non manca proprio nulla e non ci vuole di certo uno scienziato per capire che tali caratteristiche non potranno che crescere ancora, di pari passo con l’età, nel futuro prossimo.

Ogni partita giocata dai biancocelesti è seguita con attenzione dagli osservatori internazionali, che cercano di scrutare da vicino ogni dettaglio del gigante serbo, il quale mostra costantemente nuove qualità e doti invidiabili.

Nella stupenda partita disputata a Bergamo ieri sera, Sergej è stato ancora una volta protagonista assoluto, con due gol che permettono alla sua squadra di rimanere agganciata al treno di testa e di non perdere su un campo ultimamente molto ostico come quello dell’Atalanta.

Progressione, destro, suola e sinistro preciso. Il primo gol di Milinkovic Savic è stato gioia per gli occhi di tutti gli amanti del calcio. Non si riesce più nemmeno a decifrare il valore di mercato del serbo, che sembra aver attirato per sè offerte superiori ai 70 milioni di Euro, per le quali il Presidente Lotito si frega le mani annusando il profumo di una incredibile plusvalenza.

Tuttavia, almeno per quest’anno, i tifosi della Lazio e gli amanti della Serie A potranno godersi da vicino la consacrazione di quello che sta diventando il nuovo fenomeno del nostro calcio: Sergej Milinkovic Savic, che è senza ombra di dubbio l’uomo del giorno del nostro campionato.

Andrea Petrarulo

La Serie A sta consacrando un nuovo fenomeno: Sergej Milinkovic Savic

Napoli, uscire dalla Champions League è un vantaggio?

napoli

Lo scorso Lunedì, come tutti ben sapete, sono stati effettuati i sorteggi degli Ottavi di Champions League.

Due italiane presenti (finalmente), Juventus e Roma, e una grande assente: il Napoli di Maurizio Sarri.

A giudicare dal cammino europeo dei partenopei, l’eliminazione dalla massima competizione europea sembrava essere stata messa quanto meno in preventivo e, se si ripensa al turnover invocato da Aurelio De Laurentiis prima della trasferta infelice contro la concorrente diretta per il passaggio del turno (lo Shakhtar Donetsk) il dubbio diventa quasi una certezza.

Ma siamo sicuri che l’eliminazione farà bene al Napoli?

Innanzitutto, va ricordato che il famoso gap di fatturato tanto a lungo ricordato in ogni sede dagli azzurri nei confronti della Juventus, è figlio soprattutto dei risultati europei dei bianconeri, capaci di riattirare il fascino europeo e tutti i soldi conseguiti tramite le vittorie in Champions League.

Soldi che la Società ha saputo egregiamente reinvestire in giocatori e che gli hanno permesso nuove ricche sponsorizzazioni che hanno rilanciato il brand a livello mondiale.

Un altro aspetto da tenere ben in considerazione è la ripercussione che può avere l’eliminazione della propria squadra sui giocatori di appartenenza, che potrebbero essere affascinati dalle offerte provenienti dai top club e avere la mente altrove nella seconda parte della stagione anzichè riconoscere nel proprio club un punto definitivo di arrivo.

Terzo punto che è importante sottolineare è il modo in cui verrà affrontata l’Europa League, che potrebbe sì essere subito abbandonata per concentrarsi sul grande obiettivo stagionale, ma va ricordato anche che rappresenta un’ottima soluzione per migliorare il proprio ranking europeo ed evitare di finire nuovamente in terza fascia in caso di qualificazione alla prossima Champions League.

Ovviamente, puntare anche sul’Europa League, potrebbe significare consumare energie necessarie per lottare fino in fondo in Serie A.

Non possiamo ancora sapere se la (presunta) scelta di non dare tutto in Champions League avrà ripercussioni positive sulla seconda parte di stagione del Napoli, ma possiamo indubbiamente affermare che tale decisione non è sinonimo di progetto positivo a lungo termine da parte del club.

Andrea Petrarulo

Napoli, uscire dalla Champions League è un vantaggio?

Alberto Brignoli spezza la maledizione del Benevento nel modo più incredibile.

Quando pensi di non doverti mai più sorprendere per niente, il calcio è capace di regalarti favole che forse nemmeno il miglior regista di Hollywood sarebbe capace a progettare.

Non può essere stata una domenica come tutte le altre quella che hanno vissuto ieri, 3 Dicembre 2017, i tifosi di Benevento e Milan.

Il Benevento, fanalino di coda e probabilmente già condannato alla retrocessione in Serie B, incontra il Milan dei cinesi, degli oltre duecento milioni di euro spesi in estate con il nuovo allenatore Rino Gattuso in panchina.

Il risultato sarebbe dovuto essere scontato. Forse la gente poteva solamente chiedersi con quanti gol di scarto avrebbe perso la squadra campana. Invece la partita assume i contorni dell’incredibile e permette al Benevento di crederci fino all’ultimo di conquistare quel punto mai centrato nelle precedenti quattordici partite.

La squadra di casa si trovava infatti sotto per due reti a uno, ma sopra di un uomo e con un calcio di punizione a proprio favore.

Alberto Brignoli, di professione portiere, decide di salire con i compagni nella ricerca disperata di sfruttare l’ultima occasione per rimettere in piedi una partita che ormai sembrava giunta al suo epilogo.

Batte Cataldi, testa di Brignoli, Donnarumma immobile, gol. Due a due. Al minuto novantasei, con un gol di testa del proprio portiere (a occhi chiusi), il Benevento acciuffa il primo punto in Serie A e tutto lo stadio esplode in un’esultanza incontenibile che ci fa capire davvero cosa abbia significato questo pareggio per i giallorossi.

Ovviamente, dall’altra parte, il Milan e i suoi tifosi vivono un incubo, l’ennesimo, e vede allontanarsi ulteriormente l’unico vero obiettivo rimasto della propria stagione: la zona Champions League.

Da oggi il Benevento si ritrova con un punto in classifica in Serie A, grazie a un gol del suo portiere all’ultimo secondo di partita contro una gigante del calcio italiano come il Milan.

Alberto Brignoli, che ironia della sorte era stato fatto esordire in Serie A da Vincenzo Montella.

Andrea Petrarulo

Alberto Brignoli spezza la maledizione del Benevento nel modo più incredibile.

Gonzalo Higuain, la Juve ritrova il suo squalo a San Siro.

Gli hanno detto che era grasso, lento, che non valeva 90 milioni e l’avevano pure messo in discussione.

Sembrava aver patito il colpo Gonzalo, autore di un avvio di stagione sicuramente da dimenticare condito da prestazioni opache e svogliate dove risultava marcabile e non riusciva mai a liberare il suo micidiale tiro.

Era stato pure ripreso da Allegri pubblicamente prima a mezzo stampa e poi con una panchina che sembrava avergli ridato la grinta che da sempre lo ha contraddistinto. Come se non bastasse, gli altri bomber del campionato a suon di gol hanno pure cominciato a far vacillare il suo incredibile record di reti in una singola stagione firmato a Napoli sotto la guida di Maurizio Sarri.

E lui, Gonzalo, ha ritrovato la rabbia e ha reagito. Come sa fare solo lui: a San Siro, da fenomeno, tramortendo quasi definitivamente ogni speranza di gloria del nuovo Milan.

Ma Higuain non ha solamente fatto una doppietta importante per se stesso, il Pipita ha infatti messo paura alle rivali più grandi in Serie A, ridando speranza di gloria alla Juventus che da tempo lo aspettava così cannibale e motivato.

Ne sono state dette tante su di lui, e forse anche giustamente visto tutto quello che ha dimostrato in questi anni nel nostro campionato. Tutti hanno cercato di capire il motivo del suo appannamento e la “colpa” era stata addossata soprattutto al resto della squadra rea di non servirlo a dovere per sfruttarlo nella maniera migliore.

Eppure la rinascita di Higuain sembra derivare proprio dal contrario, dal suo moto perpetuo e rapido alla ricerca del pallone che ultimamente sembrava aver perduto.

Il Pipita, infatti, non attaccava più la palla come abbiamo ammirato fare in occasione del primo gol contro il Milan, e i difensori sembravano essere ormai capaci di contenerlo facilmente.

Con due perle di tecnica e ferocia Gonzalo supera i cento gol in Serie A, la Juventus ritrova il suo fenomeno e il campionato emette un verdetto chiaro per le rivali dei bianconeri: per conquistare lo scudetto bisogna lottare fino in fondo con la Juve.

Andrea Petrarulo

Gonzalo Higuain, la Juve ritrova il suo squalo a San Siro.

E’ Bonucci l’attuale problema del Milan?

Quattro a uno al Chievo e tre punti che servivano come il pane a questo Milan di Montella per continuare ad alimentare la speranza alla ricerca dei punti necessari per rimanere agganciato al gruppo di testa.

Non era facile nella situazione in cui si trovavano i rossoneri andare a Verona sul campo di un Chievo temporaneamente (e meritatamente) davanti in classifica e fare bottino pieno.

Forse, i più, ritenevano la vittoria quasi un’impresa vista l’assenza per squalifica del capitano Leonardo Bonucci.

E se invece fosse lui il vero attuale problema del Milan?

Col difensore prelevato dalla Juventus in campo, il Milan, è sempre sembrato una squadra senza una vera identità di gioco e con tante pedine adattate ad un modulo che permettesse al centrale viterbese di trovare la più ideale collocazione all’interno dello scacchiere di Montella.

Esperimenti a non finire, titolari non definiti e continua ricerca di soluzioni adatte al nuovo schema sembravano aver fatto perdere certezze e rendimento a tutti gli altri giocatori che hanno inanellato una serie di brutte prestazioni condite da risultati che hanno messo sulla graticola l’allenatore.

Sia chiaro, non si vuole discutere il valore tecnico di un giocatore eletto dalla Fifa questa settimana nella Top 11 del Mondo, ma la domanda è riferita al modo in cui il suo arrivo al Milan abbia in qualche modo “schiavizzato” tutto l’ambiente.

Vedere una squadra giocare continuamente all’indietro cercando i lanci lunghi del proprio difensore centrale non era proprio uno spettacolo decoroso e fa rumore il fatto che la sua assenza dalla formazione abbia ridato gol, solidità, certezze e gioco alla formazione di Montella.

Ovviamente non si possono ridurre tutti i giudizi ad una singola partita, però sarebbe curioso vedere come sarebbe preso dall’ambiente rossonero un risultato positivo sabato senza il nuovo capitano del Milan in campo.

Ambiente che ha ritrovato entusiasmo e voglia soprattutto grazie a un super Suso che ha letteralmente trascinato i suoi a Verona con una prestazione sontuosa condita da gol, assist e gol propiziato.

E adesso il Milan aspetta la Juventus Sabato a San Siro, e siamo tutti curiosi di vedere quale delle due squadre trarrà beneficio dall’assenza di Leonardo Bonucci.

Andrea Petrarulo

 

E’ Bonucci l’attuale problema del Milan?

Mai mettere in discussione Sami Khedira

Ha vinto in Germania, Spagna, Italia e in Nazionale.

Campionati, supercoppe, coppe di lega, Champions League, Supercoppa Europea, Coppa del Mondo per club e Mondiale di calcio per nazioni.

Da titolare, sempre.

Eppure, quando si parla di Sami Khedira, c’è sempre qualcuno che non lo riconosce come un campione.

Non doveva nemmeno giocare il tedesco ieri a Udine. Infatti, nell’undici titolare bianconero, tutti i giornalisti davano per certa la presenza del francese Blaise Matuidi (infortunato poco prima del match). Invece ha giocato e ha inciso, con tre gol che hanno ridato carattere e forza alla compagine di Max Allegri.

Assente nella prima parte di stagione per infortunio, Sami aveva ritrovato il campo nelle ultime due partite dopo la sosta contro Lazio e Sporting, nelle quali il mister juventino gli aveva concesso un’ora di gioco prima di sostituirlo in entrambi i casi. Non aveva preso benissimo (per usare un eufemismo) il cambio contro i portoghesi col risultato ancora in bilico, e la sua rabbia agonistica l’ha scagliata contro l’Udinese alla Dacia Arena in una partita che ha tutti i contorni di essere un turning point per la stagione juventina.

Gol di testa a spezzare l’equilibro, gol in mischia ad ammazzare il match sul 4a2 e sentenza finale in progressione con rasoiata sul palo lungo per tramortire definitivamente l’avversario. Corsa, coperture e inserimenti nonostante l’inferiorità numerica causata dalla doppia ammonizione di Mario Mandzukic.

Khedira riconquista la Juve e i suoi tifosi, regalando quell’energia tedesca di cui la squadra in questo momento pareva avere un tremendo bisogno e regala un messaggio a tutti gli opionisti: mai metterlo in discussione.

Andrea Petrarulo

Mai mettere in discussione Sami Khedira

Mauro Icardi conquista Milano

E’ stato un derby bellissimo, giocato ad un’ottima intensità e in bilico fino all’ultimo secondo, con due squadre che si son date battaglia a suon di colpi duri.

E’ stato soprattutto il derby di Mauro Icardi.

Nella valutazione della partita di Icardi mi piacerebbe partire da un fatto oggettivo: Maurito fino a pochi giorni fa si trovava dall’altre parte del Mondo, in Argentina, convocato dalla Nazionale di Sampaoli per le partite di qualificazione più calde in assoluto. Come tutti sappiamo, l’Albiceleste ce l’ha fatta e ha festeggiato, eccome se ha festeggiato.

Basti vedere che la Juventus non faceva trovare posto nell’undici titolare a Dybala (il giorno prima Allegri dichiarava che la Joya tornava da due settimane di “vacanza”) e l’Atalanta escludeva dalla sua formazione di Marassi il Papu Gomez.

Invece Mauro Icardi si è messo lì, al centro dell’attacco, e ha scatenato il suo repertorio fatto di rapacità, inserimenti, senso della posizione e fame agonistica come forse mai aveva fatto in questa stagione.

Già, perchè Icardi in quest’inizio di campionato era stato anche criticato, reo di non rendere come negli anni passati in termini realizzativi.

Ha deciso di zittire tutti così, con tre gol e pallone portato a casa nel derby di Milano, bruciando e irridendo Mister 42 milioni Leonardo Bonucci (ancora gravemente sottotono), uno che partite di questa caratura ne ha giocate parecchie in carriera.

Se lo gode Luciano Spalletti, e lo esalta dato che l’attaccante aiuta in maniera determinante a vincere un altro big match dopo quello di Roma contro la squadra di Eusebio Di Francesco.

L’attaccante argentino regala dunque altri tre punti all’Inter, che andrà a Napoli a testa altissima la prossima settimana, incutendo anche un timore che non si percepiva da tempo.

E attenzione Napoli, perchè Icardi nelle partite calde tira fuori il meglio di sè.

Andrea Petrarulo

Mauro Icardi conquista Milano

Il VAR, un protagonista ancora non del tutto accettato.

La Serie A 2017/2018 passerà indubbiamente alla storia per l’introduzione del Var.

Un nuovo protagonista entrato prepotentemente sui nostri campi da calcio che sta facendo discutere tutti.

Prima usato a ogni contatto, poi quasi mai, infine adoperato in casi particolari non ancora chiari a tutti. Teoricamente, l’introduzione del Var, sarebbe dovuta servire a spegnere ogni tipo di polemica, ma è sotto gli occhi di tutti come questo elemento innovativo (e non ancora perfetto) stia alimentando discussioni aspre sul suo utilizzo all’interno dei match.

Chiedetelo alla Juventus, per esempio. Capace di andare in vantaggio di due reti a Bergamo e di affossare la partita sul 3-1 grazie a un gol di testa di Mario Mandzukic. Dopo aver esultato per il gol del centravanti croato, si è trovata nella situazione di vederselo (giustamente) non assegnato e di avere anzi Lichtsteiner ammonito. Giusto a vedere le immagini. Ma l’utilizzo dello strumento ha provocato una ripercussione psicologica nei giocatori bianconeri tale da far sì che il terzino (che ben aveva contrastato fino a quel momento Papu Gomez) venisse sostituito e che gli altri giocatori si sentissero come vittima di un utilizzo non corretto dell’apparecchio.

Risultato: da 3-1 a 2-2, con Allegri addirittura impaurito di poter perdere la partita e Dybala che falliva un rigore (il secondo in tutto il suo periodo juventino).

Il fatto che lo strumento sia da migliorare è fuori dubbio, che debba essere ancora accettato dai protagonisti in campo pure. Infatti, c’è il bisogno di ridurre drasticamente il tempo delle decisioni, circoscrivere in maniera chiara i fatti passibili di moviola e (a parere di chi scrive) aumentare il potere decisionale del Var senza dover interpellare ogni volta l’arbitro.

Ma la strada del Var è quella giusta, lo strumento del futuro va solamente calibrato e accettato.

Andrea Petrarulo

 

Il VAR, un protagonista ancora non del tutto accettato.