Il VAR, un protagonista ancora non del tutto accettato.

La Serie A 2017/2018 passerà indubbiamente alla storia per l’introduzione del Var.

Un nuovo protagonista entrato prepotentemente sui nostri campi da calcio che sta facendo discutere tutti.

Prima usato a ogni contatto, poi quasi mai, infine adoperato in casi particolari non ancora chiari a tutti. Teoricamente, l’introduzione del Var, sarebbe dovuta servire a spegnere ogni tipo di polemica, ma è sotto gli occhi di tutti come questo elemento innovativo (e non ancora perfetto) stia alimentando discussioni aspre sul suo utilizzo all’interno dei match.

Chiedetelo alla Juventus, per esempio. Capace di andare in vantaggio di due reti a Bergamo e di affossare la partita sul 3-1 grazie a un gol di testa di Mario Mandzukic. Dopo aver esultato per il gol del centravanti croato, si è trovata nella situazione di vederselo (giustamente) non assegnato e di avere anzi Lichtsteiner ammonito. Giusto a vedere le immagini. Ma l’utilizzo dello strumento ha provocato una ripercussione psicologica nei giocatori bianconeri tale da far sì che il terzino (che ben aveva contrastato fino a quel momento Papu Gomez) venisse sostituito e che gli altri giocatori si sentissero come vittima di un utilizzo non corretto dell’apparecchio.

Risultato: da 3-1 a 2-2, con Allegri addirittura impaurito di poter perdere la partita e Dybala che falliva un rigore (il secondo in tutto il suo periodo juventino).

Il fatto che lo strumento sia da migliorare è fuori dubbio, che debba essere ancora accettato dai protagonisti in campo pure. Infatti, c’è il bisogno di ridurre drasticamente il tempo delle decisioni, circoscrivere in maniera chiara i fatti passibili di moviola e (a parere di chi scrive) aumentare il potere decisionale del Var senza dover interpellare ogni volta l’arbitro.

Ma la strada del Var è quella giusta, lo strumento del futuro va solamente calibrato e accettato.

Andrea Petrarulo

 

Il VAR, un protagonista ancora non del tutto accettato.
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